Se stiamo parlando di “barriere architettoniche”, significa che ancora ce n’è bisogno, come ben sanno tutte le persone che vivono o hanno vissuto una situa­zione di riduzione della mobilità personale. E’ necessario che cambi l’elaborazione mentale su questa problematica, dietro ad ogni progetto, ad ogni costruzione, sia essa un’abitazione o una struttura sociale, c’è un’idea di persona: se non si modi­fica la cultura sarà molto difficile avere strutture a misura di disabile.

E’ auspicabile che la nuova legge 18, approvata il 3 marzo 2009, con la quale il nostro Stato ha ratificato la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità dia nuovo slancio a un percorso ancora troppo agli inizi.

Almeno perché le barriere non si costruiscano più, visto quanto è dispendioso abbatterle!

LA LEGGE 104/92

La legge 104/92 negli art 23 e 24 espone i criteri per l’abbattimen­to delle barriere architettoniche, per il loro superamen­to rifacendosi alla legge 13/89 per gli edifici privati e al DPR 384/78 e sue modifiche per l’abbattimento nei luoghi aperti al pubblico. Inoltre pone delle regole per le nuove costruzio­ni che devono essere prive di barriere.

LA LEGGE N. 13 DEL 1989

La Legge n. 13 del 1989 è il principale strumento legislativo contro le bar­riere architettoniche in Italia.

Tale legge concede infatti contributi per interventi atti al superamento delle barriere architettoniche su immobili privati già esistenti ove risiedono portatori di menomazioni o limitazioni funzionali permanenti (di carattere motorio e dei non vedenti).

A CHI VA FATTA LA DOMANDA DI CONTRIBUTO

La domanda deve essere presentata al sindaco del comune nel quale si trova l’immobile, in carta da bollo, entro il 1° marzo di ogni anno, dal disabile (o dal tutore o da chi ne esercita la patria potestà), per l’immobile nel quale egli risiede in modo abituale e per opere dedicate a rimuovere ostacoli alla sua mobilità.

COSA OCCORRE ALLEGARE

• descrizione sommaria delle opere e della spesa prevista,

• certificato medico: in carta semplice, che può essere redatto e sottoscritto da un qualsiasi medico, deve attestare l’handicap del richiedente, indicare la patologie e le connesse obiettive difficoltà alla mobilitazione, l’eventuale menomazione o limitazione funzionale permanente (le difficoltà sono de­finite in astratto e non necessariamente con riferimento all’immobile ove risiede il richiedente),

• autocertificazione nella quale indicare l’ubicazione dell’immobile dove ri­siede il richiedente e oggetto dell’intervento programmato, gli ostacoli alla mobilità correlati all’esistenza di barriere o di assenza di segnalazioni.

Qualora il richiedente sia disabile riconosciuto invalido totale con difficoltà di deambulazione dalla competente ASL, ha diritto di precedenza nell’assegnazione dei contributi. Qualora voglia avvalersi di questo diritto deve allegare alla doman­da la relativa certificazione della ASL.

L’interessato deve inoltre dichiarare che gli interventi per cui si chiede il con­tributo non sono già stati realizzati o in corso di esecuzione e se, per le stesse opere, gli siano stati concessi altri contributi.

PER QUALI OPERE VENGONO CONCESSI I CONTRIBUTI

Il contributo può essere concesso per opere da realizzare su:

? parti comuni di un edificio (per esempio una rampa di scale);

• immobili o porzioni degli stessi in esclusiva proprietà o in godimento al disabile (es. all’interno di un’abitazione);

Il contributo può essere erogato per:

• una singola opera

• un insieme di opere connesse funzionalmente, cioè una serie di interventi volti a rimuovere più barriere che generano ostacoli alla stessa funzione (ad esempio: portone di ingresso troppo stretto e scale, che impediscono l’accesso a soggetto non deambulante).

 

SERVIZI URBANI E STRUTTURE SOCIALI

Oltre all’abitare, molte altre sono le attività che qualificano la vita sociale e di relazione delle persone.

Proprio in questo campo, in quello dei cosiddetti servizi urbani, le barriere architettoniche creano i disagi più grandi alla qualità della vita della persona disabile.

Ogni persona ha diritto al tempo libero, al relax, ad andare a cinema o ad un concerto o allo stadio… ma è veramente possibile? Una passeggiata nella nostra città (dove già naturalmente non è facile muoversi) può mettere in evidenza quan­ti ostacoli bisogna superare in un percorso più o meno lungo, non solo a chi vive in carrozzina o con una stampella, ma anche per un non vedente, per una persona sorda, o semplicemente per chi temporaneamente non può muoversi bene, per una mamma col passeggino, ecc. Anche i luoghi di socializzazione sono pieni di bar­riere e timidamente qualche ristorante o pizzeria ha istallato uno scivolo accanto alle immancabili scale…!

Eppure le disposizioni legislative in questo campo sono semplici ed inequivo­cabili, in quanto tutta una serie di obbligazioni è fatta discendere alle autorità competenti alla gestione del servizio. Il DPR 384/1978, pone tutta una serie di vincoli per la costruzione di edifici pubblici e detta in maniera precisa come si deve operare per abbattere e/o eliminare le barriere architettoniche nelle struttu­re aperte al pubblico.

Per strutture sociali si intendono

• gli ambienti destinati ad attività sanitarie e assistenziali, quindi gli ospe­dali, le case di cura, i centri di riabilitazione, le case di riposo etc.;

• gli ambienti destinati ad attività culturali, e cioè biblioteche, musei, sale per mostre temporanee;

• gli ambienti destinati ad ogni altro tipo di attività rivolta al sociale; infine,

tutti gli altri edifici pubblici, compresi quelli a carattere giudiziario, come tribunali, preture, questure, e a carattere amministrativo, come le sedi di enti previdenziali, assistenziali etc.).

 

SCUOLA

L’articolo 28 della legge 118/1971 pone l’obbligo di rendere accessibile l’edi­ficio scolastico, in modo da poter così garantire la frequenza scolastica a tutti.Tale principio è ribadito anche dall’articolo 18 del DPR 384/1978, che in maniera esplicita impone di rendere accessibili gli edifici delle istituzioni prescolastiche, scolastiche, compresi gli Atenei universitari e le altre istituzioni di interesse so­ciale nella scuola, adeguando le strutture interne ed esterne a degli standards indicati dal D.P.R. stesso.

Gli edifici pubblici e privati degli istituti scolastici d’ogni grado per essere accessibili devono prevedere almeno un percorso esterno che colleghi la viabilità pubblica all’accesso dell’edificio, dei posti auto riservati, la piena utilizzazione di ogni spazio anche da parte degli studenti con ridotte o impedite capacita motorie, ed almeno un servizio igienico accessibile.

Nello specifico, per quanto riguarda gli edifici pubblici, gli arredi e le attrezza­ture didattiche (banchi, sedie, macchine da scrivere, spogliatoi, materiale Braille ecc.) devono avere caratteristiche particolari per ogni caso di invalidità.

Nel caso l’edificio scolastico sia disposto su più piani, e non ci sia l’ascensore, è consigliabile collocare la classe frequentata dagli alunni con impedite capacità motorie al piano terra.

Per quanto riguarda gli edifici privati, ci deve essere almeno un servizio igieni­co accessibile per ogni piano utile dell’edificio (qualora nell’edificio siano previsti piu nuclei di servizi igienici, anche quelli accessibili dovranno essere incrementati in proporzione).

Nel caso di interventi in edifici privati aperti al pubblico, qualora ci sia un’ef­fettiva impossibilità a superare gli elementi di ostacolo, ad esempio per mancanza di spazio, deve essere garantito il requisito di visitabilità condizionata predispo­nendo in prossimità dell’ingresso un pulsante di chiamata con l’apposito simbolo internazionale di accessibilità.

 

IMPIANTI SPORTIVI

I locali privati in cui si svolgono attività fisiche, come le palestre private, i centri per il fitness, per il body building etc., dato il loro carattere prevalentemen te commerciale, sono riconducibili ai luoghi aperti al pubblico, e quindi soltanto visitabili.

Tuttavia si ritiene che il servizio igienico debba comunque essere accessibile, indipendentemente dalla superficie del locale.

Gli impianti sportivi, dove si svolgono attività sportive e manifestazioni atleti­che, come stadi di calcio o di atletica, palazzetti dello sport, piscine etc., devono essere accessibili.

Tale requisito è soddisfatto se sono accessibili gli spazi esterni, ovvero ci sia almeno un percorso di collegamento dalla viabilità pubblica all’accesso del­l’edificio; se ci sono dei posti auto riservati, e se sono accessibili tutte le parti dell’edificio.

Per i servizi igienici, il D.M. 236/89 afferma la necessità di un servizio igienico accessibile per ogni piano utile dell’edificio, bene posizionato e facilmente rag­giungibile, anche in considerazione di quanto indicato nel D.P.R. 503/96 all’art. 8. Altri spazi pubblici che sottostanno a questa legge sono: edifici di culto, sale per riunioni e spettacoli.

 

IL TEMPO LIBERO E LE VACANZE

Le vacanze sono un grande problema, gli hotel senza barriere sono pochissi­mi in tutt’Italia..! Alcuni hotel hanno iniziato almeno a posizionare uno scivolo all’entrata, ma senza barriere vuol dire una porta larga per fare entrare una car­rozzina, un bagno accessibile possibilmente con la doccia, la sala da pranzo ac­cessibile… e di alberghi con queste caratteristiche ce ne sono veramente pochi, pochissimi i bungalow e quasi nulli gli agriturismi. Ultimamente sono nati alcuni siti in cui si elencano gli alberghi e gli altri luoghi di soggiorno per vacanze, che sono senza alcuna barriera come: www.diversamenteagibile.it, disabili.com, han­diamo.it, ecc.­

 

(Fonte: Opuscolo “Comunicazione e servizi” a cura dell’Associazione Dopo di Noi)

 

 

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