SALUTE – la prevenzione

Cos’è la prevenzione

Il termine prevenzione – come il verbo preve­nire – ha due signifi­cati; il primo, quello che verrà preso in considerazione, ri­guarda le possibili­tà di avere ipotesi che anticipino un evento dannoso, evitando che pos­sa accadere; ma vi è anche un altro significato che collega questo con un altro termine, d’abitudine non usa­to con un senso positivo: pregiudizio. In qualche modo la prevenzione utilizza una visione che non è ancora conosciuta e che viene vista come negativa, e cerca di evitare che si realizzi. Prevenzione può essere quindi collegata a una considerazione negativa di quello che potrebbe avvenire se… Ma, non essendo ancora conosciuto l’evento, può contenere qualche dubbio di eccesso. Difatti, gli eccessi di prevenzione sono rischi.

Prevenzione della disabilità

Vi è un collegamento fra prevenzione ed epidemiologia. Questa è una branca della scienza che studia la prevalenza o l’incidenza di una malattia o di una disa­bilità in una popolazione allargata, cercando di evidenziare il numero di nuovi casi in un tempo definito. La finalità dell’epidemiologia può essere descrittiva, e allora è limitata alla valutazione della frequenza; oppure può essere una epidemiologia analitica, alla ricerca delle cause; ed è importante capire come una mappa epide­miologica possa cambiare rapidamente per eventi calamitosi.

Di prevenzione si parla con tre livelli:

• la prevenzione primaria, che comprende le azioni destinate a diminuire l’in­cidenza di una disabilità su una popolazione, riducendo il rischio al suo nascere;

• una prevenzione secondaria che riguarda le azioni utili per ridurre la densità e la gravità della disabilità,

• una prevenzione terziaria che comprende le azioni utili per diminuire il pre­valere delle incapacità croniche in una popolazione, riducendo al minimo le invalidità funzionali e realizzando progetti di riadattamento.

Per questo possiamo immaginare che vi siano diversi momenti interessanti per la prevenzione. A grandi linee possiamo individuarne due, perché due sono i momenti dell’insorgenza della disabilità: il primo è dalla nascita, e quindi vanno considerate tutte le azioni che permettono i livelli di prevenzione alla nascita; il secondo è da trauma.

CONCEPIMENTO

Ogni anno nascono nel nostro paese circa 35.000 bambini con deficit ed altret­tanti lo diventeranno negli anni successivi. Occorre dunque informare le giovani coppie sui fattori di rischio e su come prevenirli.

Il gruppo sanguigno o fattore Rh dovrebbe essere conosciuto per qualsivoglia incidente. Nell’ambito della prevenzione, questo dato serve per identificare in tempo una eventuale incompatibilità materno-fetale che può portare danni al nascituro.

E’ bene essere consapevoli di altre malattie ereditarie quali distrofie muscolari, emofilie, anemia mediterranea, in questi casi si può essere portatori sani ed esiste la probabilità di trasmettere la malattia.

Per le ragazze vi è una prevenzione della disabilità che inizia addirittura dal­l’infanzia dei futuri genitori: è essenziale sapere se si è avuto la rosolia o se sia stata praticata la vaccinazione contro questa malattia. Essa infatti, senza im­munizzazione secondaria all’avvenuta malattia o alla vaccinazione, può colpire durante la gravidanza, procurando danni assai gravi al nascituro, come sordità, cecità, ritardo mentale.

Durante la gravidanza

Durante questo periodo così delicato, è opportuno osservare alcune semplici attenzioni per ridurre ogni tipo di rischio.

• Evitare ambienti di lavoro che mettano la gestante nelle condizioni di respi­rare, ingerire o avere a contatto della cute sostanze pericolose per la madre o il nascituro.

• Non prendere farmaci, se non indispensabili, e soprattutto non assumere psicofarmaci (antidepressivi, ansiolitici, ecc.).

• Nei primi mesi, evitare radiografie per accertare fratture o altre patologie.

• Ridurre al minimo l’assunzione di alcool e fumo e soprattutto non assumere droghe di nessun tipo.

• Non sottoporsi a sforzi troppo intensi o prolungati.

In caso di gravidanze a rischio occorre effettuare, oltre agli esami e controlli di routine, amniocentesi, analisi del sangue fetale o dei villi coriali, a seconda dei casi.

Gravidanze a rischio possono essere considerate le seguenti situazioni:

• donne con più di 40 anni,

• donne che hanno già avuto un figlio con danni genetici (per esempio triso­ma 21, o sindrome di Down),

• donne che – senza traumi o malformazioni dell’apparato riproduttivo – han­no avuto due o più aborti spontanei.

Gli esami, facili da effettuarsi in ambiente tecnicamente corretto, non devono indurre automaticamente un rifiuto della diversità nel caso si evidenzino patolo­gie che provocano disabilità, ma offrono alla donna e alla coppia la possibilità di essere informati. Se il bambino non avrà danni evidenti la gravidanza potrà procedere con maggiore tranquillità; se invece si riscontrerà una patologia, la donna e la coppia – informati e sostenuti psicologicamente – potranno decidere coerentemente se continuare o meno una gravidanza responsabile. L’importante è conoscere per decidere.

(Fonte: Opuscolo “Comunicazione e servizi” a cura dell’Associazione Dopo di Noi)

 

 

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