La legge regionale 38/84 nasce per volere di un gruppo di genitori, operatori e volontari che avevano costituito l’Associazione “Comitato ’80 contro l’emargi­nazione”, la legge viene preceduta da una raccolta di firme popolari e poi portata in Consiglio Regionale. E’ nel meridione la seconda legge regionale che parla di handicap dopo quella della regione Campania.

La legge 38/84 è molto innovativa, anticipa molti concetti inseriti anni dopo nella legge sulla cooperazione sociale. Certo, nel 2011 alcuni termini sono stati superati ma l’impianto è ancora valido.

Al primo articolo la legge recita:

“La presente legge è diretta ad assicurare un’azione coordinata degli interventi a favore dei cittadini portatori di handicap con minorazioni fisiche, psichiche e/ o sensoriali, per prevenire e rimuovere situazioni di bisogno, di disagio e di emarginazione, per rendere effettivo l’ inserimento nella vita sociale e culturale e lavorativa.”

Nell’art. 3 si esplicitano gli obiettivi della legge che sono quelli che si sono ritrovati anni dopo nella 104/92:

“Gli obiettivi della presente legge si attuano favorendo:

a) la informazione socio – sanitaria e la prevenzione degli handicap;

b) la permanenza e l’integrazione dell’handicappato nel proprio nucleo familiare e nel normale ambiente di vita;

c) il superamento di ogni forma di emarginazione;

d) il superamento degli istituti;

e) l’inserimento e l’integrazione scolastica;

f) l’effettiva fruibilità delle strutture abitative, dei trasporti, delle comunicazio­ni e dei servizi;

g) l’orientamento professionale e l’inserimento lavorativo;

h) la concreta possibilità di esercitare lo sport, il turismo e le attività di tempo libero.”

Nell’art. 4 si esplicitano le modalità per i comuni, per le comunità montane, le ASL possono chiedere un contributo per attivare servizi a favore dei portatori di handicap.

L’art. 5 istituisce un centro di documentazione presso il Dipartimento Sicurezza Sociale col compito di

“a) raccogliere la documentazione e la bibliografia nazionale ed estera relativa ai problemi dei portatori di handicap;

b) tenere aggiornata una banca dati quantitativa e qualitativa relativa alla situazione ed ai bisogni degli handicappati e ai servizi pubblici e privati di carattere socio – sanitario in correlazione a quanto previsto dall’ art. 27 della legge 23/ 12/ 78 n. 833;

c) compiere ricerche in campo socio – sanitario anche in collaborazione con Istituti Universitari e Centri specializzati.”

Questo articolo non è stato mai applicato per come era descritto, ciò che si intendeva era che l’Ente pubblico si facesse carico sia di una banca dati, che di compiere ricerche. Così non è stato, si sono fatte delle ricerche, esistono ora dei centri di documentazione, ma è stato tutto demandato al volontariato.

L’art. 8 prescrive che si debbano fornire alle persone disabili tutti quegli ausili utili a migliorare la vita, la socializzazione, il lavoro. In quest’ottica si deve consi­derare anche il contributo per la modifica dell’automobile, che per molte persone è un vero e proprio ausilio.

L’art. 9 parla dell’assistenza domiciliare dovuta alle persone disabili. In questo articolo si parla già di case famiglia e comunità alloggio come forma di assistenza integrata.

L’art. 10 espone i criteri con cui le ASL e i Comuni devono attuare per i porta­tori di handicap l’obbligo scolastico e cioè con l’assistenza socio – psico – sanitaria e specialistica, l’assistenza fisica, i trattamenti terapeutici di riabilitazione e di socializzazione. I Comuni devono inoltre finanziare il trasporto a scuola, l’assi­stenza fisica durante il trasporto e a scuola ed ogni altra forma di integrazione e socializzazione dell’alunno disabile nel gruppo classe. Inoltre la regione tramite i comuni deve formare i docenti di tutti gli ordini e gradi.

L’art. 12 e l’art. 13 prendono in esame la formazione delle persone disabili che deve tendere a sbocchi lavorativi e quindi devono essere praticati in una situa­zione formativa in grado di offrire metodologie, procedure didattiche, ambienti, attrezzature e co-presenze di personale educativo. Si devono prevedere quindi la mensa, l’accompagnatore e ausili tecnici adeguati.

L’art. 15 è molto innovativo per l’epoca in cui le cooperative sociali non esi­stevano ancora e in cui vigeva come legge sul collocamento obbligatorio la legge 482/68. L’assunto è quello che la regione eroghi contributi alle cooperative agri­cole, di produzione e servizi che assumano persone handicappate e che acquistino attrezzature adeguate al lavoro degli stessi. I contributi possono essere erogati sia ad enti pubblici che a privati. Si precorre così uno degli articoli più importanti della 68/99.

Nell’art.16 si dispone che la Regione opera per l’ eliminazione delle barriere architettoniche in attuazione della legge 30 marzo 1971, n. 118 e del relativo Re­golamento di attuazione contenuto nel DPR del 27 aprile 1978, n. 384, con parti­colare riferimento agli edifici pubblici, ai luoghi di pubblico spettacolo, ai servizi pubblici in genere, ai luoghi di lavoro, agli alloggi in cui vivono portatori di han­dicap e ai mezzi di trasporto pubblico. Si dispone di utilizzare anche i contributi della 219/81 e modificazioni (cioè la legge sulla ricostruzione post terremoto) quando si devono riadattare edifici crollati con il sisma. La Regione assegnerà, con appositi piani annuali, contributi finalizzati alla graduale eliminazione delle barriere architettoniche negli alloggi e negli edifici pubblici. Ai Comuni che ne facciano documentata richiesta, La Regione determinerà le aliquote degli alloggi da destinare ai portatori di handicap nei piani di edilizia residenziali. La Giunta Regionale si farà promotrice di una legge apposita sulle barriere architettoniche, e di campagne informative sull’eliminazione delle barriere. Infine si parla di traspor­ti pubblici che devono essere acquistati con un sistema di accessibilità o devono essere modificati.

Nell’ultima parte si esprime la volontà che la Regione e gli Enti gestori devono garantire la piena partecipazione degli utenti e dei loro rappresentanti alla pro­grammazione e all’ attuazione degli interventi previsti dalla presente legge e che le modalità della partecipazione di cui al comma precedente saranno determinate con deliberazione della Giunta Regionale e degli organismi esecutivi degli Enti gestori, secondo le rispettive competenze.

 

 

(Fonte: Opuscolo “Comunicazione e servizi” a cura dell’Associazione Dopo di Noi)

 

 

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